STUDIO DI CONSULENZA FINANZIARIA INDIPENDENTE BEEMHONEY CONSULTING

Il consulente finanziario indipendente è un professionista privo di qualsiasi vincolo con Istituti bancari e finanziari che pone al Tuo servizio le Sue competenze, capacità ed esperienza nel settore bancario e finanziario, assicurativo e previdenziale, svolgendo il ruolo di intermediario finanziario senza conflitto di interesse.

Appuntamenti

L'Aperitivo del Buon Investitore a Roma

07.04.2016

Dopo un inizio anno particolarmente negativo e con tante incognite che pesano sui mercati, arriva ...

Dicono di noi

BREXIT

01.09.2016

Il Dr. Fabio Perna intervistato nella rubrica dedicata alla economia e alla finanza della ri ...

I mercati finanziari della settimana - dall'8 al 12 ottobre 2018

Settimana decisamente negativa sui mercati azionari internazionali, con perdite significative per la gran parte delle aree geografiche. Una brusco cambio di sentiment già intravisto nel finire della scorsa ottava dove le ultime sedute avevano evidenziato l’insostenibilità del livello delle quotazioni degli indici USA nel breve termine. Ancora più, la presenza di ‘puzza di bruciato’ si è palesata vista l’insensibilità del mercato alle (troppo) entusiastiche parole del presidente della Fed Powell, con gli indici invece indeboliti dallo scatto all’insù sui rendimenti nella parte lunga della curva dei governativi US. Un’accelerazione, quella di Powell sulla politica monetaria atta a ‘domare’ la crescita dell’economia USA, che ha spaventato i mercati, sia per i tempi della presa di posizione, sia sulle modalità. L’innesco per una correzione sul breve termine è venuto quindi dalla rottura dell’equilibrio tra sostenibilità della crescita (macro e delle aziende) ed il programma di normalizzazione intrapreso dalla Federal Reserve, ma non è stato l’unico elemento che ha fatto capitolare le borse. L’ottava è iniziata in modo nervoso in Cina, dove la decisione della banca centrale di tagliare le riserve degli istituti di credito, presa in realtà per liberare liquidità e sostenere l’economia nazionale per gareggiare meglio nella guerra commerciale con gli USA, è stata accolta come una implicita ammissione di debolezza (o, in alternativa, uno stimolo insufficiente), portando i listini a scendere con forza (Shanghai ha chiuso l’ottava con un -7,60%). La caduta degli indici è stata quindi generalizzata, con Wall Street leggermente meglio ispetto alle borse europee (la sovraperformance da inizio anno rimane infatti nettamente a favore delle borse USA). L’S&P 500 perde oltre il 4% nell’ottava, rompendo non solo il fragile supporto di breve in area 2.870 ma affondando il colpo anche sotto i 2.800, con un minimo a non troppo distante dalla successiva area di sostegno a 2.700 punti. Cade quasi in verticale anche il Nasdaq Composite (-3,3%), velocissimo nel riportarsi ben sotto i 7.500 punti (minimo a 7.330). L’Europa perde mediamente più del 4% con poche differenze tra i vari paesi e con alcuni indici, come il Dax, che perdono i supporti statici rilevanti. Tra gli altri mercati: il Nikkei lascia sul terreno il 4,60% mentre nelle performance sono differenziati i paesi emergenti: si salvano le borse di Brasile e India, male invece, come detto, la Cina. L’indice Vix rompe al rialzo quota 20 e va sfiorare anche area 30, livelli che non si vedevano da inizio anno. L’attuale storno si configura come elemento correttivo di breve e area 2.700 di S&P rappresenta già un sostegno valido, sotto al quale si aprirebbe la strada verso i minimi di gennaio. La stagione delle trimestrali potrebbe dare altri input al mercato, con il tema degli eps aziendali che diventa centrale nelle valutazioni degli investitori.

 
In ambito materie prime, indice generale in negativo e appesantito dalla debolezza del prezzo del petrolio. La fase di riskoff sui mercati nell’ottava ed in particolare le tensioni sull’area cinese ha indebolito la percezione positiva degli operatori, con un effetto negativo sui prezzi dell’ordine del 1%. In ripresa l’oro (sopra quota 1.200 Dollari l’oncia), che ritrova un minimo di funzione sistemica, mentre tra i metalli industriale pesante perdita per l’alluminio.
 
 Nel panorama delle notizie in ambito obbligazionario, dei tassi e della politica monetaria, importanti sviluppi nella relazione tra il presidente americano Trump e quello della Fed Powell. Le parole di quest’ultimo e soprattutto gli effetti visti tanto sui Treasury, tanto sull’equity, hanno portato Trump ad attaccare direttamente la Fed, forse in un gioco delle parti o forse per trovare un possibile nemico in caso di evoluzione negativa dei dati macro o delle borse. La banca centrale americana è accusata di essere troppo severa (e rapida) nella politica monetaria, visto che, secondo il presidente USA, non vi sono problematiche di inflazione e quindi, sarebbe necessario essere molto più graduali. Il mercato in questi giorni in un primo momento ha scontato nelle probabilità di un nuovo ‘hike rate’ a dicembre una deviazione modesta (dall’80% al 70%), tra l’altro subito rientrata. La fuga dal rischio ha però contribuito a calmierare la risalita dei tassi sul decennale Treasury, dopo i forti strappi delle scorse settimane che avevano portato ad un top in area 3,25%. L’yield nell’ultima seduta dell’ottava si è attestato a quota 3,15%, senza tuttavia perdere nel breve la tendenza rialzista. Simmetrico il movimento sul tasso trentennale (top al 3,45% e discesa fino a quota 3,30%-3,35%). Nell’area Euro i governativi hanno avuto segni complessivamente negativi, soprattutto per i titoli di stato di Italia, Portogallo e Spagna. Per quanto riguarda in particolare l’Italia, sebbene non vi siano state particolari novità in tema di manovra, la tensione rimane alta e nell’ottava i rendimenti del decennale hanno toccato anche il 3,70% (per poi chiudere in area 3,50%). Dall’Europa non si ravvisano segnali di distensione, anzi: secondo Reuters, in caso di banche italiane (o addirittura lo stato) che si trovassero in situazione di crisi di liquidità, non vi sarebbe il sostegno da parte della BCE senza prima un accordo di bailout tra Roma e Bruxelles. I 375 miliardi di Euro detenuti di titoli di stato dalle banche italiane sarebbero il primo fianco debole in caso di risalita dello spread e perdita dell’attuale rating investment grade, vista l’impossibilità di utilizzare i BTP come garanzia per la liquidità e di accedere anche ai programmi di liquidità assistita. Tra gli altri segmenti obbligazionari: stabile/positivo il debito emergente, mentre le tensioni sui mercati hanno portato a vendita su High yield Usa ed Europa.
 
In ambito valutario, stabile tutto sommato il cross Euro Dollaro, che prima si è mosso in favore della valuta americana (minimo a 1,143) e successivamente (con i cali dell’azionario USA) di quella europea (1,16). Saldo settimanale quindi invariato, quando si sono visti dei progressi su qualche valuta emergente come Zar e Real brasiliano, ma soprattutto sulla Lira Turca, che sembra aver intrapreso una strada di recupero.
 
Fonte: ufficio studi Consultique SpA 

I mercati finanziari della settimana - dall'1 al 5 ottobre 2018

Settimana di debolezza per le borse azionarie internazionali, con un sentiment sul breve peggiorato sensibilmente rispetto alla precedente ottava. Eppure da una figura primaria, nel mondo finanziario, come il presidente della Federal Reserve Jerome Powell, era arrivato un quadro eccezionalmente roseo sulla realtà economica americana, le cui prospettive sarebbero “straordinariamente positive”, viste le condizioni del mercato del lavoro con una disoccupazione prossima ai minimi storici, un’inflazione stabile e sostanzialmente a target rispetto all’obiettivo del 2% e una crescita che necessita di essere accompagnata più che sostenuta. La normalizzazione quindi procede e, secondo Powell, potrebbe essere anche più aggressiva se la situazione economica mostrasse evidenze ulteriori di miglioramento, con effetti diretti sui prezzi. Se i rialzi tassi in qualche modo hanno infastidito il presidente Trump, il movimento sui rendimenti ha rappresentato un mini shock per l’equity, colto forse di sorpresa dalla rapidità e intensità dell’evento. Nell’ottava appena conclusa, negative tutte le aree geografiche: gli indici americani hanno visto un leggero segno meno per l’S&P 500 (-1%), con le quotazione in arretramento rispetto ai massimi. Più debole il Nasdaq, con prese di profitto più consistenti (-3%) e ancora di più le medie capitalizzazioni (-3,8%). Per l’S&P la discesa tocca i supporti di breve a quota 2.870, con un successivo livello in area 2.800 punti. Non va meglio in Europa, con cali medi attorno all’1,7% e un arretramento maggiore per Cac e FTSE 100, mentre il FTSE Mib è rimasto sostanzialmente allineato alla performance del paniere generale dopo la debolezza mostrata nelle scorse settimane per via delle tensioni politiche. L’indice italiano rimane comunque tra i worst performer da inizio anno (-4%) assieme al Dax (-6%). La risalita dei tassi negli USA ha avuto ampie ripercussioni anche in Europa, con gli indici settoriali che hanno mostrato evidenti differenze: solo assicurazioni, energetici e qualche difensivo sono riusciti a contenere le dinamiche ribassiste, molto marcate invece nel comparto industriale. Le altre aree geografiche non si sono discostate dalle tendenze generali del mercato: negativo il Nikkei dopo il rally delle scorse settimane e molto negativi anche i paesi emergenti (-4%), indeboliti dalla risalita dei tassi dei Treasury. Tra questi ultimi, unico a salvarsi il Bovespa brasiliano (+3,8%), sostenuto dalla risalita del prezzo del petrolio, mentre India, Cina e Russia hanno chiuso con passivi nell’ordine del -3%/-5%. Il peggioramento nel breve si riflette anche in livelli di volatilità più alti: l’indice Vix risale a quota 15, con un outlook che suggerisce nuovi incrementi.

 
In ambito materie prime, continua il momento positivo del petrolio che ritocca il top di periodo portandosi in area 75 Dollari. La produzione è sostenuta in alcuni paesi (Russia) ma vi sono anche ammanchi come Venezuela e Libia e deficit di investimenti dopo il crollo di qualche anno fa. L’elemento chiave è, invece, il consumo globale, tornato a livello record. Tra le altre materie prime: stabile l’oro in area 1.200, contrastati i metalli industriali. Il basket generale fa segnare un +2%.
 
Per quanto riguarda l’obbligazionario, a dominare la scena è stato il forte riposizionamento della parte a medio lungo della curva USA, dove i rendimenti del decennale hanno fatto registrare nuovi massimi annuali, sfondando il top a quota 3,10% e superando anche area 3,20%. Un salto ancora più evidente sulla scadenza trentennale che abbatte la resistenza in area 3,20% (già testata per 4 volte negli ultimi due anni) e segnala la pressione che si sta concentrando sul tema di inflazione e tassi. I dati di crescita dell’economia USA, l’aumento del numero degli occupati, l’indice dell’ISM in crescita e altri elementi come la risalita del prezzo del petrolio, insieme hanno determinato il sell-off sui governativi USA e, di conseguenza, anche altri movimenti sugli altri governativi. Nell’Eurozona segni meno generalizzati su tutti i debiti statali, sia della componente ‘core’, sia su quella periferica. Il Bund tedesco, dopo 3 mesi in sostanziale laterale tra 0,30% e 0,50% nel rendimento, è risalito fino a quasi quota 0,60%, valori che non si registravano da metà maggio, prima della crisi sui BTP. E proprio anche in ambito periferico i segni meno sono stati marcati, soprattutto su Italia e Grecia. Per quanto riguarda i rendimenti sul decennale italiano, l’escalation rialzista pare ancora in essere, con i valori che martedì sono sostanzialmente tornati sui massimi di fine maggio in area 3,40%-3,45%, chiudendo l’ottava ancora su livelli di rischio. In risalita anche i rendimenti nelle aste di titoli di stato in Francia e Spagna. L’effetto trascinamento sui segmenti medio lunghi delle curve si è visto non solo negli USA e nella zona Euro, ma anche per Regno Unito, Canada e, in misura minore Giappone. La forza del Dollaro, su un altro versante, è tornata a penalizzare il debito emergente, con i panieri dei titoli governativi in Hard e Local Currency entrambi indeboliti. L’attrattività di questa asset class diminuisce, inoltre, per l’aumento dei rendimenti dei titoli free risk targati US, che, parallelamente, tornano più appetibili in termini di rischio/rendimento. In ambito corporate andamenti che hanno mostrato segni più inclini alla negatività: soprattutto il segmento IG in ambito US ha risentito dell’effetto tassi, lasciando sul terreno quasi l’1% ma anche l’High Yield fa segnare un -0,50%
 
Per quanto riguarda le valute: Dollaro forte che guadagna uno 0,70% nei confronti dell’Euro, sulla scia delle dichiarazioni e della view della Federal Reserve. La valuta europea, in realtà, si è fatta valere rispetto a diverse valute emergenti (Real brasiliano escluso) ma anche di quelle nordiche. Assieme al Dollaro, si rafforzano altre valute forti come Yen e Sterlina.
 
Fonte: ufficio studi Consultique SpA
 

A proposito di spread

A proposito di spread

Si parla continuamente di SPREAD. Ma cosa significa veramente per le tue tasche?

Lo spread è semplicemente la differenza tra il rendimento di un BTP a 10 anni e quello di un titolo di stato tedesco (BUND) a 10 anni. Se il BTP rende il 3% e il BUND tedesco l’1%, lo spread è il 2% (più comunemente detto 200 punti base; un punto base equivale allo 0.01% di rendimento).

Se domani il rendimento tedesco rimane invariato all’1% e quello italiano sale al 4%, si dice che lo spread è salito di 100 punti base (dal 2% al 3%). E questo che effetti ha? 

Leggi tutto...






Questo sito utilizza cookies per il suo funzionamento. Maggiori informazioni

DMC Firewall is developed by Dean Marshall Consultancy Ltd